Il lussemburghese Jean-Claude Juncker è stato eletto presidente della Commissione europea dal Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo. 422 i sì, 250 i no e 47 gli astenuti. La maggioranza utile era di trecentosettantasei voti.

Prima del voto, il presidente della Commissione ha parlato per 45 minuti interrotto da applausi – ma anche da fischi -, ed ha tracciato il programma politico.

Entro febbraio dell’anno prossimo il presidente intende lanciare un piano di investimenti pubblici e privati di 300 miliardi di euro, lottare contro il dumping sociale, rafforzare il mercato unico, rendere più trasparenti le trattative per l’accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti e l’Europa, avere una politica comune in materia di asilo, più ancora la creazione di una capacità finanziaria della zona euro.
Per questo si potrebbe dare degli incentivi finanziari a chi adotta riforme particolarmente significative, combattere l’evasione fiscale e la frode tributaria, introdurre un salario minimo in tutti i paesi dell’Unione europea – come ha già fatto la Germania; permettere la flessibilità concessa dal Patto di Stabilità (ma senza arrivare alla sua violazione), e puntare alla re industrializzazione dell’Europa anche attraverso un’attenzione particolare alle fonti di energia rinnovabili.