Vladimir Putin lo aveva promesso. Dopo l’abbattimento del bombardiere SU-24 russo da parte turca, intendeva inchiodare Recep Tayyp Erdogan con prove “inconfutabili” sul presunto traffico di petrolio tra l’Isis e l’elite turca.Ed ecco nella stanza dei bottoni a Mosca, il Ministero della Difesa ha chiamato la stampa internazionale e gli addetti militari di tutte le ambasciate nella capitale russa, comprese quelle dei Paesi Nato. Lo scopo era dimostrare ciò che è stato definito dal vice ministro Anatoly Antonov “un business di famiglia per gli Erdogan”.