E’ tragico il bilancio dei primi tre anni d’indipendenza del Paese africano. Ricchissimo di petrolio e terra fertile, eppure martoriato dalla guerra civile e dalla carestia.

Le informazioni fornite a Medici Senza Frontiere descrivono raccapriccianti omicidi mirati e indicano una preoccupante tendenza di aumento della violenza e brutalità nel paese.

Un membro dello staff presente all’ospedale durante l’incidente del 15 giugno racconta:

“Gli scontri sono iniziati alle 6:30 del mattino. Civili e disertori sono fuggiti verso l’ospedale quando gli scontri sono iniziati. Le forze d’opposizione sono entrate nell’ospedale intorno alle 9:30 per cercare disertori. I soldati ci hanno accusato di essere dalla parte del governo, dicendo che tutti coloro che si trovavano a Bentiu, sotto il controllo del governo, erano traditori. Gli abbiamo detto di far parte dello staff medico. Mi stavo nascondendo ai piani inferiori di uno degli edifici con il resto dello staff dell’ospedale. Abbiamo visto un gruppo di persone uccise. Nel gruppo c’era una persona dello staff del Ministero della Salute, un uomo darfuriano, una donna e due uomini Nuer. Mentre cercavano di portarlo via Il darfuriano ha opposto resistenza e l’intero gruppo è stato ucciso. 22 darfuriani sono stati portati dietro l’ospedale e 21 di loro sono stati uccisi: tutti, tranne uno, che era un bambino. Più tardi, ho visto i corpi di altri 3 darfuriani uccisi di fronte all’ospedale e altri tre darfuriani uccisi nell’ospedale. Ero lì quando li avevano portati, feriti, dalla moschea. Erano stati colpiti e derubati da altre persone in uniforme che non li volevano nell’ospedale. Quando i soldati sono andati via, sono andato nel compound dell’UNMISS – Non mi sento più al sicuro nell’ospedale. Molte persone hanno relazioni con entrambi i gruppi armati. Ho paura di lasciare la base ONU.”