Arriva in sala il documentario che a Venezia è stato insignito del Gran Premio della Giuria. Nel film di Joshua Oppenheimer le vittime del massacro indonesiano di 50 anni fa cercano di ritrovare i carnefici di un tempo per metterli di fronte alle loro responsabilità.

Il film di Joshua Oppenheimer, che si occupa del massacro avvenuto in Indonesia ai danni degli oppositori del regime militari – e più in generale di chi veniva identificato come “comunista”-, ha suscitato grande clamore per come dà voce ai carnefici dell’epoca.

Impuniti da circa 50 anni, grazie all’indifferenza del un governo, i “gangster” del regime raccontano e rimettono in scena le loro malefatte con ilarità, almeno fino al momento in cui il protagonista inizia a mostrare i primi segni di cedimento, forse avendo realizzato l’entità della violenza perpetrata mezzo secolo fa.

In The Look of Silence, in realtà girato poco dopo il primo film, il regista questa volta decide di dare voce alle vittime e ai loro parenti. A essere in scena è infatti un medico oculista che si mette sulle tracce di coloro che gli hanno portato via il fratello, cercando di metterli dinanzi alle loro responsabilità: ma in un Paese come l’Indonesia, dove quel momento storico non è mai stato affrontato direttamente, è difficile non scontrarsi con un muro di omertà o di aperta irrisione.